Vaccini: in Italia migliora conoscenza Papillomavirus ma coperture basse 

Non decolla in Italia la vaccinazione contro il Papillomavirus virus umano (Hpv): “Timori e pregiudizi possono contribuire a spiegare i livelli ancora bassi di copertura vaccinale, pari al 64,4% nelle ragazze per la prima dose e al 49,9% per il ciclo completo, mentre nei ragazzi è pari al 21,8% e al 15,4% per il ciclo completo”. Sono i dati diffusi oggi a Milano durante la presentazione della nuova campagna social ‘Il Papillomavirus non sceglie, tu sì’. Parola d’ordine #ioscelgo, contro un’infezione che non è solo la prima responsabile del cancro alla cervice uterina nelle donne, ma può provocare anche altri tumori e malattie che non escludono l’uomo.  

Sebbene rimangano ancora molti aspetti da approfondire per una più completa consapevolezza dei rischi associati all’Hpv, in termini di conoscenza qualche passo avanti è stato fatto. Secondo l’ultimo rapporto Censis, che ha analizzato la consapevolezza sul Papillomavirus tra i genitori di figli adolescenti, il livello di conoscenza è cresciuto dall’85,1% del 2017 all’88,3% del 2019. Inoltre, la ricerca delle informazioni in materia passa sempre più dai professionisti della salute (53,2% nel 2019 vs 39,1 % nel 2017) che da ‘Dottor Google’ (26,7% vs 30,7%). Gli esperti associano il calo di fiducia nei confronti della Rete alla “diffusa presenza di informazioni alterate e fake news che rendono lo spazio digitale povero di fonti scientifiche certificate”. Un fenomeno contro il quale si sono ormai schierati anche alcuni dei maggiori social netowork.  

“E’ essenziale che gli utenti diventino consapevoli che la disinformazione medica diffusa tramite i social network non è fatta solo da persone che si sbagliano in buona fede, ma è anche un business pilotato professionalmente – avverte Paolo Attivissimo, giornalista ed esperto di fake news – e che le piattaforme social per natura non rispecchiano obiettivamente le opinioni comuni, ma amplificano quelle più estreme”. 

“Anche se la conoscenza sul Papillomavirus e sulla relativa vaccinazione appare tendenzialmente migliorata (sa cos’è l’Hpv l’88,3% dei genitori e conosce la vaccinazione l’81,3%, mentre le percentuali rispettive superano ormai il 90% tra le donne), si tratta di una conoscenza spesso superficiale, nella quale traspaiono molti dubbi ed incertezze – commenta Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e Salute del Censis – Mentre tutti coloro che affermano di essere informati sanno che l’Hpv è responsabile del tumore alla cervice uterina, solo la metà dei genitori sa che l’Hpv è causa anche di altri tumori come quello dell’ano, del pene, della vulva, della vagina e di quello testa/collo, e soltanto il 42% lo associa ai condilomi genitali”. Comunque, “poco meno di un terzo pensa ancora che il virus colpisca solo le donne”.  

Nonostante la ‘perdita di gradimento’ del web, “i media e in particolare Internet sono tra le fonti di informazione più citate – prosegue Vaccaro – a cui si affiancano il servizio vaccinale della Asl per i genitori e il ginecologo per le donne. Tuttavia emerge un bisogno informativo solo in parte soddisfatto, in particolare sui rischi di contrarre il virus, i meccanismi con cui agiscono tutti gli strumenti di prevenzione e la loro efficacia”. 

Ed è probabilmente anche per mancanza di informazioni complete e corrette che scoprire un’infezione da Papillomavirus sembra pesare tanto sulla sfera emotiva: “Il vissuto da parte di molte donne Hpv-positive è molto variabile – riferisce Carlo Antonio Liverani, Oncologia ginecologica preventiva, Humanitas San Pio X Milano – e può spaziare da situazioni di ansia, paura e rabbia a vergogna, biasimo, rimorso, sovrastima dei rischi di cancro, preoccupazioni sulla perdita delle funzioni riproduttive, preoccupazioni sulle reazioni negative che potrebbero avere amici, familiari e partner sessuali, preoccupazioni sull’infedeltà del partner o vera e propria ostilità nei suoi confronti, bisogno urgente di trattamento, fino ad arrivare a cambiamenti nelle attività fisiche intime, rifiuto dell’attività sessuale, isolamento, depressione”.