Vaccino Covid, Draghi spinge per accelerare

Altri 386 morti e 13.846 nuovi contagi da coronavirus in Italia, con il totale delle vittime che sale a 105.328 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di Covid-19. E poi l’indice di positività che è all’8,18% mentre aumentano i pazienti in terapia intensiva: 62 in più. Questi i dati ancora drammatici di ieri accompagnati però da un dato collegato alle vaccinazioni, quello delle Rsa, dove “si iniziano a vedere i primi effetti delle vaccinazioni anti Covid-19, con un calo sia dell’incidenza della malattia fra i residenti e gli operatori, sia nel numero di residenti isolati, sia, anche se in misura ancora minore, nei decessi” stando a quanto emerge dalla seconda edizione del report di sorveglianza sulle residenze sanitarie assistenziali (Rsa), realizzato dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il ministero della Salute, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e l’Ars Toscana.

E il premier Mario Draghi spinge per accelerare sulla campagna vaccini. Perché nessuno deve rimanere indietro, ma soprattutto non devono restare in coda anziani e fragili, le categorie che sopra ogni altra vanno protette, agevolando l’accesso ai vaccini anti-Covid. Ieri mattina, alle 11.30, il premier Mario Draghi ha visto a Palazzo Chigi il commissario Francesco Paolo Figliuolo e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. Il piano vaccinale arranca e non sono ammissibili passi falsi, perché la campagna vaccinale è la più grande scommessa del governo Draghi. Non può fallire. Serve maggior coordinamento, occorre fare di più.

Un dato positivo è emerso dall’incontro: circa un milione di dosi del vaccino Pfizer verranno consegnate alle Regioni in 24 ore. Si tratta del vaccino ‘made in Usa’ che viene somministrato prioritariamente alle persone anziane e a quelle più vulnerabili. La fascia dove occorre recuperare terreno considerando che solo il 15% degli over 80 ha finora ottenuto entrambe le dosi necessarie.

Perché, come noto, di somministrazioni ne occorrono due, fatta eccezione per il vaccino di J&J che arriverà in Italia ad aprile: una dose sola per assicurare la copertura, senza alcun richiamo. Ed ecco che tra le idee che prendono quota in queste ore c’è quella di riservare i primi stock di Johnson & Johnson proprio ai più anziani, recuperando il terreno finora perduto. E accelerare parallelamente sulle postazioni vaccinali mobili – a bordo un equipe di medici e infermieri -: un mezzo ogni 20-40mila persone per raggiungere soprattutto i Comuni più piccoli ed aiutare le Regioni in maggiore difficoltà a snellire le liste d’attesa.

Ecco, le Regioni, tra quelle che arrancano e quelle che procedono più speditamente. Nel pomeriggio il premier ha incontrato anche la ministra per gli Affari Regionali Maria Stella Gelmini, per fare il punto sulle soluzioni che concorreranno a rafforzare la collaborazione e il coordinamento con le Regioni e dare tempestiva attuazione al nuovo piano vaccinale.

Sembra che l’idea ultima non sia quella di dar vita a una vera e propria task force Difesa-Protezione Civile per aiutare le Regioni in affanno, ma quel che è certo è che il governo ci sarà, pronto a dare una mano ogni volta che ne arriverà richiesta dal territorio. Non a caso il generale Figliuolo in settimana volerà in Calabria, tra le Regioni in maggior affanno sulla campagna vaccinale.

Intanto si profila all’orizzonte il dibattito interno al governo sulle prossime misure anti-Covid: scadranno subito dopo Pasqua, ma il presidente del Consiglio vuole che vengano rinnovate con un po’ di anticipo, così da non prendere gli italiani alla sprovvista. Una partita che va dunque affrontata e chiusa la prossima settimana al massimo, subito dopo il Consiglio europeo. La ministra alla Famiglia e alle Pari opportunità, Elena Bonetti, auspica che anche in zona rossa le scuole, almeno infanzia e primaria, possano riaprire i cancelli subito dopo le vacanze pasquali. Anche le altre forze di maggioranza sembrerebbero d’accordo, complice un nuovo studio che evidenzia l’assenza di correlazione fra contagi e lezioni in presenza. “Credo si possa fare, è ben più di una speranza”, dice all’Adnkronos uno dei ministri interessati al dossier.