Vendemmia, l’Italia festeggia il record storico di esportazioni di vino

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2018 presentata in occasione dell'inizio della raccolta

vendemmia

Con l’inizio della vendemmia l’Italia festeggia il record storico delle esportazioni di vino made in Italy che fanno registrare un aumento del 5,9 per cento rispetto allo scorso anno quando avevano raggiunto su base annuale di circa 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2018 presentata in occasione del distacco del primo grappolo di uva nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta che come tradizione inaugura l’inizio della raccolta lungo la Penisola con la vendemmia delle uve Pinot e Chardonnay per la produzione di spumanti, le prime ad essere raccolte.

Un settore che impiega più di 1 milione di persone
Dalla vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,6 miliardi di fatturato dalla vendita del vino, realizzato più all’estero che in Italia, che offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone tra quelle impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale e quelle presenti in attività connesse e di servizio. ll tutto sostenuto da una struttura produttiva – spiega Coldiretti – che conta 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici su una superficie a vite di 652 mila ettari.

Export motore del made in Italy
Le esportazioni di vino italiano nel mondo – sottolinea la Coldiretti – hanno un effetto traino di immagine per l’intero made in Italy. Le vendite nel primo quadrimestre dell’anno hanno avuto un incremento in valore del 4,7 per cento negli Usa che sono di gran lunga il principale cliente anche se preoccupano le nuove politiche protezionistiche del presidente Usa Donald Trump. L’aumento è stato – continua la Coldiretti – del 4,9 per cento in Germania al secondo posto mentre si registra un brusco calo del 5 per cento nel Regno Unito che nonostante gli effetti della Brexit resta sul podio dei principali clienti.

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