Venezia, Brunetta: «Rivivo un incubo: io e la mia famiglia perdemmo tutto»

Il deputato di Forza Italia: «Ho chiesto in Aula a Montecitorio che le istituzioni e la politica tornino ad occuparsi della mia città. Perché così moriamo…»

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Venezia è storia, bellezza e parte dell’anima dell’Italia. Venezia è finita sotto l’acqua e adesso si contano i danni. Renato Brunetta, deputato di Forza Italia e veneziano doc, ha parlato del disastro che ha colpito la sua città natale a “Il Riformista” ricordando un triste evento che ha segnato la sua infanzia: «Le maree fanno parte della vita di Venezia. E anzi ne sono un ingrediente fondamentale. Attraverso le maree la laguna si rigenera. Solitamente ne arrivano due combinate tra loro: una ascendente e un’altra discendente. È come un grande ricambio d’acqua, che ripulisce la Laguna. La rigenera. Altra cosa però è l’Aqua granda. Così chiamiamo in veneziano le mareggiate eccezionali come quella che ha travolto la città. La scorsa notte l’ho trascorsa in bianco, intento a studiare i grafici del Centro maree. Alle 23.35 l’acqua era arrivata a 1,87 metri. È stato come rivivere un incubo che mi ha riportato alla mente l’Aqua granda del ’66. Lo ricordo ancora bene, quel 4 novembre. Avevo 16 anni quando il nostro negozio di souvenir fu distrutto. Io e la mia famiglia perdemmo tutto. Ricordo ancora i viaggi con i miei genitori per raggiungerlo, per tentare di salvare il salvabile. Non avevamo più niente. Una volta abbassata la saracinesca, non ci restò nient’altro che metterci a piangere».

Senza Mose…
«È per prevenire mareggiate eccezionali come quella di oggi, e quella del ’66 che anni fa è stato progettato il Mose, la più grande opera idraulica della storia. Avrebbe dovuto essere completata nel 2022, e oggi è realizzata al 95 per cento. Soltanto che l’opera è stata fermata in ragione degli scandali succedutisi dal 2014 in poi per via di alcune malversazioni legate al processo di costruzione dell’opera. L’intervento della magistratura e la gestione commissariale del consorzio preposto alla costruzione hanno bloccato tutto. Da allora il Mose è fermo, insomma. Eppure se ci fosse stato ieri sera la marea non sarebbe arrivata a 187 centimetri. Quattro o cinque ore prima che l’acqua alta travolgesse tutto, i cassoni del Mose si sarebbero sollevati a proteggere la città dalla mareggiata. L’acqua, secondo le prime stime dei tecnici, si sarebbe fermata a 130 o 140 centimetri. Fino a 140-150 centimetri l’acqua alta non provoca forti disagi. Andando oltre ogni centimetro in più diventa distruttivo. Ecco perché ieri ho chiesto in Aula a Montecitorio che le istituzioni e la politica tornino ad occuparsi di Venezia. Devono occuparsene subito, perché così moriamo».