Viaggi solidali, come scoprire il mondo aiutando gli altri

L’esperienza di due giovani ventenni a Malindi, in Kenya, col programma di volontariato internazionale Volexpress organizzato dall’associazione Afsai

viaggi solidali
Da sinistra: Gennaro Vitagliano e Alessandro Marino

«Ho portato con me in Kenya un orologio digitale economico, del costo di pochi euro, comprato con leggerezza e senza pensarci su. I bambini, incuriositi, se ne sono innamorati: volevano indossarlo, provarlo, imparare a leggere e capire l’orario. E così, quasi ogni sera dopo cena, i bimbi si radunavano intorno a me e a turno porgevo loro l’orologio. A chiunque osservasse la scena dall’esterno, poteva sembrare che io stessi insegnando loro a indossarlo, a leggere le ore e i minuti, il giorno, il mese, l’anno. Ma la realtà era diversa, ero io a imparare da loro come apprezzare le più piccole cose nella vita e i gesti semplici e spontanei come condividere un orologio dal valore minimo col sorriso sulle labbra, imparare insieme, ringraziare col cuore chi ci aiuta, senza interesse ma per affetto». A raccontarlo è Alessandro Marino, al ritorno da un viaggio a Malindi, fatto ad agosto dello scorso anno insieme all’amico Gennaro Vitagliano. I due ragazzi, poco più che ventenni, hanno partecipato al programma di esperienze solidali “Volexpress” organizzato da Afsai, l’associazione che dal 1958 si occupa di formazione e interculturalità.

Chi, dove, come e quando
«Volexpress è un programma di volontariato internazionale, aperto ai giovani dai 18 anni in su che desiderano confrontarsi con esperienze solidali in tutto il mondo – . spiega l’associazione – Ha una durata variabile da due a dodici settimane ed è attivo tutto l’anno. Offre un percorso molto flessibile, che si adatta anche alle esigenze di studenti e lavoratori. Quello che offriamo è la possibilità di partire, quando si preferisce, per brevi o medi periodi, per vivere a contatto con la cultura, la gente e l’atmosfera del luogo». Insomma un viaggio che diventa momento di incontro, scoperta e confronto con esperienze solidali e attività benefiche.

A cuore aperto
Gennaro e Alessandro hanno trascorso due settimane intere in Kenya, inseriti nel progetto “Imani, an Open Heart”. Due settimane a contatto con bambini e volontari da cui sono tornati con un bagaglio pieno non di souvenir ma d’amore, di ricordi, di consapevolezza.

«Le nostre giornate all’Imani sono state molto piene -, racconta entusiasta Gennaro -c’era sempre tanto da fare e noi abbiamo cercato di imparare alla svelta e renderci utili. La cosa più entusiasmante è stata che ogni giorno era diverso da un altro, e con i bambini non ci si annoiava mai!». “Abbiamo lavorato in una fattoria- , dice il 22enne – zappato un terreno, raccolto e lavorato il mais, svolto piccole attività di giardinaggio, organizzato lezioni di inglese e matematica e dato una mano ovunque ce ne fosse bisogno: in cucina o nella cura dei bambini e della loro igiene personale. Ci siamo improvvisati anche chef preparando la colazione per i bambini, per fortuna con ottimi risultati!». Un viaggio faticoso, non c’è dubbio, ma anche unico, che nasce dalla volontà di scoprire posti e culture lontane dalla nostra, fuori dai soliti itinerari turistici, orientato all’aiuto degli altri e perché no, alla riscoperta di se stessi. Tant’è vero che il motto di Afsai è «la curiosità diventa esperienza».

Oltre l’esperienza
Un viaggio che di certo resta nel cuore. «Dopo due settimane all’Imani, Alessandro ed io ci eravamo resi conto di quello che servisse all’orfanotrofio – . spiega ancora Gennaro – Così, prima di andar via, abbiamo avviato una raccolta fondi e grazie alla partecipazione di nostri amici e familiari siamo riusciti a raccogliere 700 euro con i quali siamo riusciti a comprare alimentari, corredo scolastico, materiali per l’igiene personale e molto altro. Arrivati con quel carico di roba i bambini ci hanno guardato con gli occhi colmi di gioia e riconoscenza. In pochi minuti si sono radunati intorno a noi e ci hanno dimostrato tutto il loro affetto. Quei pochi minuti non li dimenticheremo mai: sono stati sufficienti per capire che ne era valsa assolutamente la pena».

Cosa sono i viaggi solidali
Allo stesso modo di Gennaro e Alessandro, sempre più persone scelgono di trascorrere le proprie vacanze come volontari all’estero, spinti dalla volontà di aiutare, di mettere a disposizione degli altri le proprie competenze. Anche se per partire, infatti, non sono richieste conoscenze particolari, ognuno può dare il suo contributo: chi sa bene l’inglese, per esempio, potrebbe tenere dei piccoli corsi, o chi ha un background nel settore medico-sanitario può partecipare a progetti all’interno di ospedali o strutture affini. L’obiettivo comune, in ogni caso, è trascorrere un’esperienza indimenticabile mettendosi in gioco e rendendosi utili.

Da sottolineare che le esperienze non sono gratuite, per partecipare ai viaggi solidali, infatti, bisogna pagare una quota che solitamente comprende vitto e alloggio, assicurazione sanitaria, assistenza e altro a seconda dell’associazione con cui si decide di partire.

 

 

 

 

 

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