Viaggi su misura: dimmi chi sei e ti dirò che vacanza farai

Sempre più in voga, al posto del tradizionale pacchetto tutto compreso, un’offerta ritagliata sui desideri, le esigenze e i sogni del turista che l’agenzia di viaggi elabora dopo un colloquio via internet e poi di persona

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Entrare in agenzia per sfogliare un catalogo o consultare una locandina e decidere dove trascorrere le proprie vacanze? È un meccanismo superato che, complice la rete e i social network, lascia il posto al viaggio personalizzato scelto e costruito direttamente dal cliente, un’offerta unica e non contenuta in nessun dépliant che viene elaborata ad hoc dopo un colloquio tra turista e agenzia turistica interattiva.

Questo nuovo modo di offrire servizi di viaggi e vacanze, sempre più diffuso ed apprezzato, vede tra i suoi pionieri l’agenzia Onivà di Roma, che abbiamo intervistato per capire come funziona la nuova modalità di viaggiare e fare vacanze con pacchetti turistici su misura.

Quando e come è nata l’idea di creare Onivà?
«È difficile rispondere con precisione perché è come se l’idea fosse sempre stata lì e avesse aspettato il momento giusto per prendere forma e vedere la luce. Il fatto che le prime riunioni operative siano avvenute nel bel mezzo di una gravidanza forse rende tutto più letterario, ma fa anche capire bene quanta energia, determinazione e amore ci siano dietro la nascita di una realtà come questa. Una piccola grande rivoluzione nelle nostre vite e, in fin dei conti, la realizzazione di un sogno.  Con il tempo poi si sono uniti a noi imprenditori che hanno creduto nel progetto e lo hanno sostenuto».

Come riuscite a elaborare un “pacchetto su misura” per il cliente che vi interpella?
«Alla base di tutto c’è la convinzione che non ci sono due viaggi uguali tra loro, così come non esistono due viaggiatori identici. Per questo il primo passo è conoscere bene le persone che si rivolgono ad Onivà. Chiunque voglia partire con noi, o anche voglia semplicemente farsi un’idea di come lavoriamo e vuole capire se facciamo al caso suo, può andare sul nostro sito e compilare un piccolo questionario. Niente che richieda più di 5 minuti di tempo. Sulla base di quelle informazioni ci facciamo una prima idea del tipo di viaggio che possiamo proporre. Se questa prima idea è piaciuta, insieme ai nostri viaggiatori definiamo al meglio tutti i dettagli. Sostanzialmente loro ci raccontano chi sono, cosa gli piace, cosa li fa sognare. Noi ce la mettiamo tutta per stupirli e realizzare i loro sogni. Chi si rivolge a Onivà è in gran parte disposto a lasciarsi guidare e sorprendere».

Quale è la formula di viaggio risultata finora più attraente?
«La proposta che ci caratterizza di più è l’Onivà Mystery Tour. Si tratta di un viaggio di cui non si conosce la destinazione. Immaginate di partire per una vacanza, addirittura per il vostro viaggio di nozze, e di scoprire la destinazione solamente in aeroporto. Naturalmente prima di disegnare un viaggio del genere vogliamo conoscere bene i nostri viaggiatori, che a maggior garanzia ci indicano un ‘complice’, un amico o un parente fidato cui possiamo fare riferimento per far sì che la sorpresa sia gradita al cento per cento».

In futuro, come prevedete che possa evolvere il mercato del turismo, e quale ruolo potranno avere i social network, i blog e l’interazione con gli smartphone?
«È difficile avere uno sguardo di insieme così ampio da permettere previsioni, soprattutto quando  riguardano uno dei settori che è più cambiato negli ultimi anni. Parlare di social network e smartphone sembra quasi un’ovvietà al momento, eppure non è passato tanto tempo da quando se ne parlava come di una rivoluzione. Penso che per un’azienda l’importante sia aggiornarsi continuamente e mantenere un’impostazione sufficientemente flessibile da potersi adattare a contesti che oggi non riusciamo a immaginare. Solo per parlare dell’anno e mezzo di vita di Onivà, abbiamo potuto notare un leggero ma significativo slittamento del nostro pubblico da Facebook a Instagram. Un cambiamento apparentemente piccolo, ma che ci costringe ogni giorno a riconsiderare strategie e linguaggi».

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