Violenza sulle donne, dati in calo ma quasi 50mila chiedono aiuto

Lo riporta un'indagine della Polizia di Stato e il rapporto Istat sui centri antiviolenza. E sui social parte la campagna #Nonènormalechesianormale

violenza sulle donne

Femminicidi, stalking, violenze. Tutto “in nome dell’amore”. Purtroppo, nonostante i dati siano in calo, sono ancora molte, in Italia, le donne vittime di questi reati. Il calo si registra in una analisi a cura della Polizia di Stato, “Questo non è amore” realizzata in occasione della giornata mondiale dell’Onu contro la violenza sulle donne. Il capo della polizia, Franco Gabrielli, nella prefazione del rapporto ha ricordato come la violenza di genere «rimane una dolorosa attualità. E la Polizia di Stato vuole continuare ad essere in prima linea perché quel valore di uguaglianza diventi effettivamente autentico e perché ogni episodio di violenza contro una donna è una sconfitta per tutti».

I dati della ricerca
Nei primi 8 mesi del 2018 i casi di omicidio che hanno visto come vittima una donna, sono stati 94, ossia 3 in meno rispetto allo stesso arco di tempo del 2017. Tuttavia, soltanto in 32 casi si può effettivamente parlare di femminicidio (quando cioè l’uccisione di una donna da parte di un uomo avviene proprio in quanto donna, come atto estremo di prevaricazione e superiorità).
Inoltre, tra il 2014 e il 2017 e nei primi 8 mesi del 2018 diminuiscono anche i cosiddetti “reati spia” (maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse e violenze sessuali), mentre si registra un forte aumento delle azioni di contrasto intese come denunce e arresti.
Per quanto riguarda lo stalking, nel 2018 sono stati registrati 8414 casi contro i 9905 dello stesso periodo dello scorso anno, con una diminuzione pari al 15,05 percento. I maltrattamenti scendono a 10204 casi dai 10682 dei primi 8 mesi del 2017 (- 4,47 percento).
Le violenze sessuali sono scese del 6,65 percento arrivando a 2.977 contro le 3.189 nello stesso periodo del 2017.
Infine le percosse passano dalle 9823 dei primi 8 mesi del 2017 a 8718 da gennaio ad agosto 2018 (- 11,25 percento).
È stato effettuato anche un confronto tra il numero dei “reati spia” verso le donne e la popolazione femminile nelle varie aree geografiche, che ha dato come risultato un’incidenza del fenomeno distribuita su tutto il territorio nazionale. La regione dove le donne denunciano di più è la Sicilia, seguita da Campania ed Emilia Romagna.

I centri antiviolenza
Le donne che subiscono violenze o maltrattamenti possono rivolgersi ai centri antiviolenza dove ricevere aiuto e sostegno. In molti casi i centri dispongono anche di case rifugio dove in situazioni di grave pericolo per la donna, questa può trovare ospitalità e protezione. Secondo l’Istat, nel 2017 sono state 49152 le donne che si sono rivolte ai 253 centri antiviolenza in Italia. La concentrazione maggiore è al nord col 42 percento, seguita dal sud (34 percento), dal centro (16 percento) e dalle isole (8 percento). L’Istituto di statistica ha anche predisposto un nuovo strumento per l’accesso ai dati sulla violenza sulle donne: un datawarehouse che, attualmente, contiene i dati del percorso giudiziario (denunce, vittime, autori di reati di genere, procedimenti e condanne).

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Inoltre, nel rapporto della Polizia, “Questo non è amore”, Anna Costanza Baldry, professore ordinario di psicologia sociale e giuridica alla facoltà di Psicologia dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli, ricorda alcuni consigli che le donne vittime di maltrattamenti dovrebbero seguire:

-Non credere che sia colpa tua;

-Non accettare mai l’ultimo appuntamento;

-Non pensare che lui non ti picchierà più;

-Non credere di poterlo cambiare;

-Non hai bevuto troppo;

-La tua gonna non è troppo corta;

-Non far credere di essere caduta dalle scale o che sia stato un incidente;

-Non sei una poco di buono come lui vuol farti credere;

-Non devi provare vergogna;

-Non temere il giudizio degli altri;

-Non sopportare per il “bene della famiglia”;

-Non essere convinta di meritarlo;

-Non credere che i tuoi figli non capirebbero.

La campagna social
Nel corso della settimana sono state molte le iniziative contro la violenza di genere. Una di queste è la campagna lanciata dalla vicepresidente della Camera, Mara Carfagna (Forza Italia). Il nome scelto per l’iniziativa, diffusa sul web dalla Camera dei deputati con un hashtag e un video, è “Non è normale che sia normale” e ha già coinvolto politici appartenenti a tutti gli schieramenti insieme a personaggi del mondo della cultura, della moda, dello sport e dello spettacolo. Nel video tutti i partecipanti si fanno un segno rosso sotto l’occhio contro la violenza.
«Chiediamo a tutti – ha spiegato la Carfagna – di unirsi all’onda e di diffondere il messaggio. Chiunque può contribuire coinvolgendo amici e conoscenti sulle piattaforme social e sul web. Non basta più discutere tra addetti ai lavori, oggi bisogna aprirsi, sfruttare in maniera positiva le potenzialità della rete perché se ne parli in famiglia e nei luoghi di lavoro. Si tratta di un tema drammaticamente diffuso e vicino a tutti noi».

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