Violenza sulle donne, d’estate aumentano liti e maltrattamenti in famiglia

La fotografia di Maria Luisa Missiaggia, avvocato matrimonialista del Foro di Roma, esperta in Diritto di Famiglia e autrice del libro ''Separarsi con amore si può"

violenza sulle donne

«Nel nostro Paese i soli omicidi volontari che crescono sono quelli in ambito famigliare e ai danni delle donne e dei loro figli, nella stragrande maggioranza dei casi». A sottolinearlo è la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione parlamentare di inchiesta per il Femminicidio. «I dati forniti dall’ultimo rapporto Eures confermano un’emergenza strutturale che ben conosciamo, con i delitti nelle relazioni di coppia che nel 91,3 per cento dei casi vedono come vittime le mogli, le compagne o le ex, e con un nuovo allarme sui figlicidi, in crescita  del 47,6 per cento, e per il 64,5 per cento dei casi commessi da padri violenti -spiega Valente- A fronte di questo quadro è quanto mai necessario uno sforzo unanime della politica per arrivare a mettere in campo i mezzi e le battaglie più efficaci per il contrasto alle violenze domestiche, a partire dal rafforzamento del Codice rosso, dallo sblocco della legge sugli orfani di femminicidio e delle risorse per il piano nazionale antiviolenza».

«Ma è necessario prima di tutto avviare una grande campagna culturale che investa in maniera decisa e forte tutti gli istituti e i soggetti della formazione e della cultura – prosegue la senatrice del Pd -. Si tratta di un fenomeno che va guardato in faccia per quello che è e affrontato nella maniera più giusta ed efficace, sennò i risultati continueranno a non arrivare o ad essere decisamente modesti. Quello della violenza sulle donne è un fenomeno di subcultura legato a una concezione ancora fortemente asimmetrica delle relazioni di coppia, decisamente discriminante per le donne».

E con l’arrivo dell’estate i casi di violenza aumentano
«L’estate è sempre un momento difficile per le coppie e per le relazioni interpersonali patologiche perché aumenta il tempo libero da passare insieme e spesso è necessario stabilire, nel caso in cui ci siano figli, i tempi di frequentazione e le vacanze, decisioni che lasciano spazio a rancori e ostilità – spiega Maria Luisa Missiaggia, avvocato matrimonialista del Foro di Roma, esperta in Diritto di Famiglia e autrice del libro ”Separarsi con amore si può” – Le difficoltà si inaspriscono e aumentano gli episodi di stalking e maltrattamenti, insieme ad un abbassamento della tutela soprattutto nel mese di agosto, periodo feriale per magistratura e avvocatura, in cui diventa difficile prendere in esame ogni caso con la tempestività dovuta. Ed è difficile anche far eseguire provvedimenti già adottati dal magistrato». Nel 2018, racconta l’avvocato, si contano quasi 8.500 mila casi di stalking, con l’ipotesi di un aumento del 20 per cento nel periodo estivo.

Ma quali sono le vittime di violenza?
«Il fenomeno è trasversale, non abbiamo un’appartenenza della donna vittima ad una determinata categoria sociale – afferma l’esperta, anche presidente della Onlus #perteuomo, con la quale viene promosso un progetto funzionale alla repressione della violenza sulle donne – abbiamo donne molto affermate dal punto di vista professionale che nel privato subiscono violenze, donne che spesso interpretano i comportamenti del maschio come eccesso di amore e non come mancanza di rispetto. E questo porta, in un momento in cui c’è mancanza di disciplina e di protocolli come il periodo estivo, un inasprimento dei casi. Le donne sono per la maggior parte quelle che decidono di separarsi o di divorziare e l’uomo che  non accetta la separazione colpisce lei o i suoi figli. Il 60 per cento di queste donne ha tra i 40 e i 60 anni». «L’uomo violento ha di solito un’interpretazione oggettistica della donna, non la considera una persona ma oggetto che deve fare quello che dice lui – prosegue Missiaggia – Se poi questo non si verifica in modo immediato, anche dopo fasi di false riappacificazioni, scatta la violenza perché è come se non ci fosse altro sistema per raggiungere l’obiettivo. Il problema della vittima è anche personale, di non avere autostima e di non riuscire a trovare soluzioni, che purtroppo non ci sono: il soggetto violento o si cura perché ha deciso di farlo o la donna non può curarlo al posto suo. Negli ultimi tempi si sta cercando di lavorare sui più giovani, con un percorso di comunicazione nelle scuole contro la violenza sulle donne, che nel tempo dovrebbe portare al risultato di una relazione più equilibrata tra uomo e donna».

Cosa può fare allora una donna per difendersi?
«La prima cosa da fare è denunciare, andare in commissariato, lasciare una traccia di quello che si è subìto. D’estate ci sono sempre avvocati d’ufficio che possono supportare nel caso in cui non si abbia un avvocato di fiducia. Poi allontanarsi, anche psicologicamente, per evitare di entrare in comunicazione con la violenza, e fisicamente – spiega l’avvocato – Non bisogna tentare di convincere l’uomo che quello che sta facendo è sbagliato ma è necessario rivolgersi ad amici, parenti, centri di accoglienza, rendendo pubblica la situazione di disagio, senza vergogna, per non rimanere isolate. Allontanarsi subito e ove non possibile, non rispondere poi in modo aggressivo all’aggressione subìta: la maggior parte degli omicidi avviene a seguito dell’esasperazione di una situazione non protetta e soprattutto non accettare un ultimo appuntamento con la persona che ci ha mancato di rispetto, denigrato, maltrattato: false riappacificazioni tipiche del soggetto violento intenzionato a sottomettere la donna o ad eliminarla fisicamente».

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