Volontari, si celebra la giornata mondiale. Durigon: «Un esercito silente»

Il sottosegretario del ministero del Lavoro: «La posizione del governo è di piena apertura e dialogo continuo con tutti gli attori interessati ed investiti dalla riforma, nonché di collaborazione istituzionale con le Regioni»

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Aiutano gli altri, quasi sempre gli ultimi, mettendoci tempo, cuore e competenze. Si tratta di un’armata bianca: 340 mila organizzazioni, 5,5 milioni di volontari e 800 mila dipendenti. A livello di numeri provano a contrastare la povertà assoluta, che in Italia è aumentata negli ultimi dieci anni del 182 per cento. Cosa vogliono in cambio? Nulla, al massimo un sorriso. Del resto, il volontariato non prevede moneta. Si celebra oggi (mercoledì 5 dicembre) la 33esima “Giornata mondiale del volontariato”, indetta dall’Onu. Roma ha riposto presente ospitando il convegno “Quando le persone fanno la differenza. Il volontariato che tiene unite le comunità”, evento organizzato dal Forum nazionale Terzo Settore, Caritas Italiana e CSVnet, presso l’aula magna della facoltà di architettura dell’Università di Roma Tre. Un confronto interno, serrato, partecipato e soprattutto proiettato verso il futuro. In apertura sono intervenuti Claudia Fiaschi, Francesco Marsico e Stefano Tabò, che ha sottolineato come il volontariato «sia stato concepito per navigare in acque profonde e tempestose».   

La lettera di Durigon
Il governo ha fatto sentire la sua vicinanza attraverso una lettera di Claudio Durigon, sottosegretario del ministero del Lavoro: «I volontari sono un esercito silente che con il loro lavoro contribuiscono significativamente a sostenere le fragilità e le esigenze delle società. Con il loro operato migliorano la trama delle comunità contribuendo alla crescita, non solo morale, delle economie del nostro Paese». Il focus poi si sposta sulla riforma, dove «si stabilisce un patto sociale di responsabilità tra lo Stato e gli ETS; i contributi di tutti gli attori in gioco devono essere indirizzati a progetti sociali per raggiungere ricadute collettive e di utilità pubblica. Lo Stato, riconoscendo la valenza delle attività di utilità sociale, di cittadinanza attiva, identificate nel più generico alveo del “non profit”, rinuncia attraverso una fiscalità agevolata ad introiti che potrebbero essere ridistribuiti secondo altri programmi. Questo passaggio è stato dal nostro punto di vista per troppo tempo trascurato. Invece è una prospettiva di cui va tenuto conto perché obbliga ad una responsabilità sociale che, qualche volta, abbiamo visto mancare in alcune associazioni che con il loro operato hanno infangato il lavoro di tanti volontari. Siamo ad un passaggio cruciale dove abbiamo la possibilità di esercitare il principio di innovazione sociale attraverso la responsabilità sociale». In chiusura ecco la mano tesa all’intero movimento: «La posizione del governo è di piena apertura e dialogo continuo con tutti gli attori interessati ed investiti dalla riforma, nonché di collaborazione istituzionale con le Regioni. Alla luce di queste considerazioni esprimo un particolare apprezzamento per le iniziate realizzate e un forte incoraggiamento per il futuro».  

Empori solidali
Nella parte finale della giornata è stato presentato il primo rapporto sugli empori solidali in Italia, dei veri e propri market dove i meno fortunati possono fare la spesa gratuitamente. La mappatura dice che sono 178 sulla Penisola: 24 si trovano in Lombardia, 21 in Emilia Romagna e 18 in Piemonte. Sono di meno al sud, in Puglia e Sicilia se ne contano 9, mentre sono 7 in Campania e Calabria. Lo scorso anno sono state aiutate circa 105 mila persone e 30 mila famiglie. L’accesso agli empori avviene in base alla verifica delle condizioni di difficoltà, con colloqui individuali e presentazione della documentazione (soglia Isee e Irpef).   

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