Wind Tre, M5S: «Evitiamo di far trasferire le famiglie in un’altra città»

Il presidente della commissione Commercio di Roma Capitale, Andrea Coia, commenta la situazione che vede coinvolti i dipendenti dell'azienda. Intanto, i lavoratori dell'azienda scioperano per la seconda volta in 10 giorni

Wind Tre

I lavoratori del colosso di telefonia Wind Tre tornano a incrociare le braccia per la seconda volta in 10 giorni. Dopo lo sciopero dello scorso 2 aprile, del solo settore Finance per protestare contro la proposta di trasferimento dei suoi componenti da Roma a Milano (circa 200 dipendenti), oggi a fermarsi sono tutti i lavoratori sul territorio nazionale. Per la prossima settimana, il 18 aprile, è previsto un incontro al ministero dello Sviluppo economico con le parti sociali, mentre ieri i sindacati hanno avuto un colloquio in regione con l’assessore alle Politiche del lavoro, Claudio Di Berardino. Come riportato in un comunicato, al termine dell’incontro, l’assessore ha affermato che la Regione Lazio chiederà a Wind Tre di «sospendere ogni iniziativa unilaterale fino all’incontro presso il Mise del prossimo 18 aprile» e che la regione «non è contro le esigenze del mercato e dell’azienda, ma è sostenitrice di una soluzione condivisa azienda/sindacati».

Il commento del M5S
E al tavolo col ministero sarà presente anche un rappresentante del comune di Roma Capitale, come confermato a Momento Italia da Andrea Coia, consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle e presidente della commissione Commercio: «Sicuramente l’assessorato allo sviluppo economico parteciperà all’iniziativa per rappresentare l’importanza che tutte le aziende possano portare a una città come Roma». E sul possibile trasferimento dei lavoratori Wind Tre ci spiega: «Umanamente ci dispiace molto, politicamente riteniamo che il momento sia sbagliato perché Roma sta ripartendo. Riteniamo di aver fatto delle riforme incisive e investimenti per oltre un miliardo sulla città. Ci sono molti segnali che ci portano a pensare che Roma può essere non solo la capitale d’Italia, ma anche la capitale del lavoro, quindi con i suoi milioni di abitanti e le sue tante aziende può offrire lavoro a grandi, piccole e medie imprese».

L’impegno del Comune
Coia, inoltre, commenta la mozione presentata dal Partito democratico in cui si chiede un intervento del Campidoglio sulla questione: «Non credo ci sia necessità di alcuna mozione per rendere evidente al governo che il lavoro necessita di interventi e molti sono stati già fatti, sia per quanto riguarda la stabilizzazione dei posti di lavoro che interventi su alcune aziende. Chiederemo alla sindaca, anche senza mozione, di parlare al governo per cercare di far capire che Roma dal punto di vista lavorativo non è meno di Milano». E su possibili soluzioni alternative che salvaguardino i posti di lavoro dei dipendenti aggiunge: «Bisognerebbe parlare con Wind e capire le motivazioni del trasferimento perché se i motivi sono dei costi infrastrutturali elevati allora si possono portare determinati incentivi come misure di contrasto. Se le motivazioni sono di altro tipo e comunque l’azienda ha un surplus di lavoratori allora devono intervenire altre forme di sostegno. Ci sono vari strumenti che si possono utilizzare, però tutto parte da un’interlocuzione perché non possiamo comprendere le ragioni di Wind senza averci interloquito approfonditamente».

Misure alternative
Infine, Coia ricorda l’esistenza di molte forme alternative che riducono il tragitto casa lavoro: «Abbiamo introdotto tutta una serie di iniziative e sicuramente far trasferire una famiglia da una città a un’altra è un qualcosa che vorremmo evitare ai lavoratori e, in generale, anche le aziende dovrebbero ragionare in termini diversi. Oggi si parla di lavoro agile, di telelavoro, di ridurre il numero di giorni settimanali lavorativi… Bisogna essere un po’ più innovativi come mentalità, secondo me, perché altrimenti potremmo pensare che le aziende hanno altre intenzioni con il trasferimento. Quindi se l’intenzione è ridurre il numero dei lavoratori allora si può fare ben poco se non ragionare in termini di verifica dei conti finanziari dell’azienda e se ciò giustifica questa iniziativa».

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