L’ingegnere italiano a Zurigo: “Qui vivo bene e risparmio, in Italia stipendi inadeguati”.

Dopo il percorso universitario e la laurea a Salerno è emigrato in Svizzera dove lavora per l’università di Zurigo in un team che si occupa di sviluppo software e la loro facilità d’uso.

La storia di Pasquale Salza, 31 anni di Ariano Irpino è una dei tanti “cervelli” italiani costretti alla fuga all’estero per cercare occupazione e realizzazione professionale, lontano da un Paese ingessato e poco incline alla meritocrazia soprattutto giovanile. Oggi al Fatto Quotidiano, Salza racconta la sua storia ed il suo percorso, fino al momento attuale che lo vede impegnato a Zurigo e pronto a “creare ponti e collaborazioni tra università internazionali”.

Il percorso universitario a Salerno

Durante il dottorato ha partecipato a una summer school dedicata all’ingegneria del software, dove conosce un professore italiano con cattedra a Lugano, che gli offre la possibilità di lavorare a un suo progetto.

Una doppia ragione per accettare, l’esperienza post dottorato all’estero e anche quella economica visto che tra Svizzera e Italia gli stipendi viaggiano su due lunghezze diverse”. Il suo team si occupa di semplificare lo sviluppo dei software. In più, tiene il corso di “advanced software engineering” per gli studenti di master dell’università.

“La preparazione nelle nostre università è molto buona” spiega ma i problemi nascono soprattutto dopo.

“In una qualsiasi azienda svizzera il dottorato viene valutato come una buona posizione d’inizio, in Italia il Phd spesso non ha alcun valore aggiunto rispetto alla laurea“.Però, spiega Salza, la ricerca si fa, la si fa anche bene: “Alle conferenze scientifiche internazionali vedo una marea di italiani: ci sono ricercatori bravi, ma spesso lo fanno da singoli, non in team come vengono intesi all’estero. Inoltre ci sono pochi fondi destinati alla ricerca”.

Le difficoltà in Italia

Salza resterebbe a Zurigo dove si è ambientato e “mi trovo bene, sia per l’ambiente universitario che la qualità della vita. Qui c’è lo spazio per costruirsi una carriera, ci sono fondi, finanziamenti ai progetti anche dei singoli ricercatori. Gli piacerebbe tornare in Italia ma “non credo che andrei al lavoro felice come ci vado qui”.

E poi ci sono le condizioni economiche e professionali italiane “Un’attesa infinita per poi ricevere uno stipendio che non è adeguato alla tua preparazione. La media dello stipendio di un assegnista di ricerca, che è il corrispettivo italiano di quello che faccio io qui, è di 1500 euro. A Salerno ci vivrei bene, a Milano no. A Zurigo, nonostante il costo elevato della vita, con quel che guadagno posso vivere tranquillo, mettere qualcosa da parte e togliermi qualche sfizio ogni tanto”.